La Via Francigena

Francigena

1 INQUADRAMENTO GENERALE

 1.1 L’antico tracciato della Via Francigena

Nell’Alto Medioevo, attorno al VII secolo, i Longobardi contendevano il territorio italiano ai Bizantini. L’esigenza strategica di collegare il Regno di Pavia e i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa e, dopo la Valle del Magra, si allontanava dalla costa in direzione di Lucca. Da qui, per non avvicinarsi troppo alle zone in mano bizantina, il percorso proseguiva per la Valle dell’Elsa per arrivare a Siena e quindi, attraverso le valli d’Arbia e d’Orcia, raggiungere la Val di Paglia e il territorio laziale, dove il tracciato si immetteva nell’antica Via Cassia che conduceva a Roma.

Il percorso, che prese il nome di “Via di Monte Bardone”, dall’antico nome del Passo della Cisa, Mons Langobardorum, non era una vera e propria strada nel senso romano né tanto meno nel senso moderno del termine. Dopo la caduta dell’impero, le antiche tratte consolari caddero in disuso e, tranne pochi fortunati casi, finirono in rovina.

I selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni (centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte), o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. Più che di strade si trattava, quindi, di “aree di strada”, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di gabelle, per la presenza di briganti. Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta. Appare, quindi, chiaro che la ricostruzione del “vero” tracciato della Via Francigena sarebbe oggi un’impresa impossibile, poiché questo non è mai esistito: ha invece senso ritrovare le principali mansioni e i principali luoghi toccati dai viandanti lungo la Via.

Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche la Via di Monte Bardone cambiò il nome in Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome quest’ultimo che oltre all’attuale territorio francese comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi. La Francigena divenne una via di comunicazione determinante per l’unità culturale europea nel Medio Evo, su cui transitarono persone e merci, ma anche conoscenze ed esperienze, con la lentezza e la profondità proprie di chi si muove a piedi. Tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, la pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza crescente. I luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago de Compostela e Roma, e la Via Francigena rappresentò lo snodo centrale delle grandi vie della fede. Infatti, i pellegrini provenienti dal nord percorrevano la Via per dirigersi a Roma, ed eventualmente proseguire lungo la Via Appia verso i porti pugliesi, dove s’imbarcavano verso la Terrasanta. Viceversa i pellegrini italiani diretti a Santiago la percorrevano verso nord, per arrivare a Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi, o per proseguire verso il Moncenisio e quindi immettersi sulla Via Tolosana, che conduceva verso la Spagna.

Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa, e ciò esaltò il ruolo della Via Francigena che divenne un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale che caratterizzò l’Europa nel Medioevo. L’uso crescente della Francigena come via di commercio portò a un eccezionale sviluppo di molti centri lungo il percorso. La Via divenne strategica per trasportare verso i mercati del nord Europa le merci provenienti dall’oriente (seta, spezie) e scambiarli, in genere nelle fiere della Champagne, con i panni di Fiandra e di Brabante. Nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma. Tanto che il nome cambiò in Romea, non essendo più unica l’origine, ma la destinazione. Inoltre la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno spostò a Oriente i percorsi, fino a quando la direttrice Bologna-Firenze relegò il Passo della Cisa a una funzione puramente locale, decretando la fine dell’antico percorso. Nel 1300 il Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII ottenne il doppio risultato di riportare Roma al centro della cristianità, sottratta nei secoli precedenti da Gerusalemme e di generare una grande circolazione di denari e commerci che diedero linfa vitale ad una città che languiva dopo i fasti dell’Impero Romano. Per questo motivo la Via Francigena divenne sempre di più itinerario indispensabile per il territorio e polo d’incontro di etnie e culture diverse. Renato Stopani, uno dei grandi studiosi della Via Francigena in Italia, che nelle sue pubblicazioni [1] approfondisce soprattutto l’aspetto storico dell’itinerario, evidenzia lo stretto legame tra la Francigena e lo sviluppo religioso, culturale, commerciale e urbanistico dei territori attraversati e come la Via non fosse un semplice itinerario di comunicazione ma un autentico fenomeno sociale.

È soprattutto grazie ai diari di viaggio e, in particolare, agli appunti di un illustre pellegrino, Sigerico, che possiamo ricostruire l’antico percorso della Francigena. Nel 990, dopo essere stato ordinato Arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, l’Abate tornò a casa annotando su due pagine manoscritte le 79 tappe in cui si fermò a pernottare durante il viaggio di ritorno verso Canterbury. Il diario di Sigerico viene tuttora considerato la fonte itineraria più autorevole, tanto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso e per stabilire quale fosse il tracciato originario della Francigena. La descrizione del percorso è assai precisa anche per ciò che riguarda i punti di sosta (Mansio) [2]. Sigerico impiegò 79 giorni a percorrere, perlopiù a piedi, circa 1.600 chilometri di tragitto, con una percorrenza media di viaggio di 20 km circa al giorno. Il percorso parte da Canterbury fino a Dover per attraversare la Manica; da Calais, passando per Reims, Besançon e Losanna si arriva alle Alpi che vengono passate al colle del Gran San Bernardo. Dalla Valle d’Aosta si scende a Vercelli, Pavia e si attraversano gli Appennini tra le province di Piacenza e Parma. Da Pontremoli si prosegue per Lucca, Porcari, Altopascio, Ponte a Cappiano, Fucecchio, San Gimignano, Colle di Val d’Elsa, Poggibonsi, Siena, Viterbo per terminare a Roma.

Delle 79 località attraversate da Sigerico nell’itinerario originale, risultano 34 città: Canterbury, Calais, Bruay, Arras, Reims, Châlons-sur-Marne, Bar-sur-Aube, Besançon, Pontarlier, Losanna, Gran San Bernardo, Aosta, Ivrea, Santhià, Vercelli, Pavia (deviazione per Bobbio), Piacenza, Fiorenzuola d’Arda, Fidenza, (deviazione per Parma), Fornovo di Taro, Pontremoli, Aulla, Luni, Lucca, Porcari, Altopascio, San Genesio, San Gimignano, Colle di Val d’Elsa, Siena, San Quirico d’Orcia, Bolsena, Viterbo, Sutri, Roma

1.2. Il tracciato della Via Francigena in Italia

Lungo tutto il suo sviluppo, la Via Francigena rappresenta ancora una attraente, anche se ancora difficile, via da seguire per raggiungere Roma. Per molti pellegrini europei ed extra-europei costituisce il primo impatto con la Città Eterna, il ripetersi di una emozione analoga a quella di 1000 anni fa. Le motivazioni per intraprendere il viaggio sono diverse, culturali, religiose, ma anche sportive, di svago o di riflessione.

Ogni anno si registra un notevole incremento di pellegrini e turisti su tale tracciato che riflette, in generale, una maggiore sensibilità verso un turismo culturale itinerante, lento, transfrontaliero.

Le esigenze e la precarietà di informazioni utili per i pellegrini per quanto riguarda le sistemazioni logistiche lungo il percorso, l’assenza totale di cartografia utile per chi cammina, la carenza di segnaletica, hanno stimolato l’Associazione Europea delle Vie Francigene [3]a colmare queste lacune con un’ampia gamma di iniziative che hanno fortemente incoraggiato i pellegrini stranieri a camminare fino a Roma, dove la stessa AIVF si è adoperata dal 2001 per predisporre nella basilica di San Pietro un appropriato punto di accoglienza.

In Italia, il percorso è stato rilevato dallo staff di itinerAria per conto dell’Associazione Europea delle Vie Francigene e recentemente revisionato per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali [4].

L’tinerario, di circa 1000 km, attraversa una quarantina di tappe e che possono aumentare o diminuire a seconda del livello di allenamento di chi le percorre, ma anche a seconda dell’effettiva disponibilità di strutture ricettive. Il tracciato si svolge per la maggior parte su carrarecce, sentieri e strade asfaltate poco trafficate; è, quindi, un itinerario godibile e – tranne che per pochi brevi tratti su strade di grande traffico – percorribile in discreta sicurezza. In particolare, l’itinerario prevede le seguenti tappe:

  • Dal Gran San Bernardo a Ivrea: dal Gran San Bernardo a Echevennoz (14,9 km); da Echevennoz ad Aosta (13,6 km); da Aosta a Chatillon (30,1 km); da Chatillon a Verres (20,8 km); da Verres a Pont Saint Martin (17,7 km); da Pont Saint Martin a Ivrea (22,1 km).
  • Da Ivrea a Pavia: da Ivrea a Viverone (21,7 km); da Viverone a Santhia’ (16,1 km); da Santhia’ a Vercelli – (27,4 km); da Vercelli a Robbio (19,7 km); da Robbio a Mortara (14,3 km); da Mortara a Garlasco (23,6 km); da Garlasco a Pavia (25,9 km). Da Pavia al Passo della Cisa: da Pavia a Santa Cristina (28,5 km); da Santa Cristina a Orio Litta (16,9 km); da Orio Litta a Piacenza (17,5 km); da Piacenza a Fiorenzuola-32,8 km; da Fiorenzuola a Fidenza (22,6 km); da Fidenza a Fornovo (34,2 km); da Fornovo a Cassio (22,6 km); da Cassio al Passo della Cisa (19,2 km).
  • Dal Passo della Cisa a Siena: da Passo della Cisa a Pontremoli (19,4 km); da Pontremoli ad Aulla (32,9 km); da Aulla a Avenza (32,4 km); da Avenza a Pietrasanta (27,8 km); da Pietrasanta a Lucca (32,3 km); da Lucca a Altopascio (17,8 km); da Altopascio a San Miniato (23,5 km); da San Miniato a Gambassi Terme (25,6 km); da Gambassi Terme a San Gimignano (13,4 km); da San Gimignano a Monteriggioni (29,8 km); da Monteriggioni a Siena (20,5 km).
  • Da Siena a Roma: da Siena a Ponte D’Arbia (28,5 km); da Ponte D’Arbia a S. Quirico d’Orcia (27,4 km); da S. Quirico d’Orcia a Radicofani (32,7 km); da Radicofani a Acquapendente (31,8 km); da Acquapendente a Bolsena (22,1 km); da Bolsena a Montefiascone (18,3 km); da Montefiascone a Viterbo (17,7 km); da Viterbo a Vetralla (20,0 km); da Vetralla a Sutri (22,5 km); da Sutri a Campagnano (24,3 km); da Campagnano a La Storta (24,4 km); da La Storta a Roma (15,8 km).

 

1.3 Iniziative di sviluppo e valorizzazione a dimensione nazionale ed europea

Un processo ampio, diffuso ed articolato vede recentemente la riscoperta della Via Francigena come asse portante di uno e più progetti di valorizzazione e recupero, da un lato, dei diversi significati (storici, religiosi, culturali) che, complessivamente e con diversi livelli di intensità nel corso del tempo, hanno caratterizzato questo tracciato e, dall’altro, del senso e della portata che questo stesso tracciato assume sia in termini di recupero e valorizzazione del territorio (paesaggistico e ambientale) che in termini di occasioni e sviluppo locale (sportivo, turistico, socio-economico, etc). A tale processo si ricollega un quadro altrettanto ricco di provvedimenti, iniziative e disponibilità attivate sia a livello europeo [5] che a livello nazionale [6], per la valorizzazione del percorso in tutte le regioni attraversate.

Contrariamente al Cammino di Santiago, meglio definito e percorribile lungo il suo sviluppo, il percorso della Via Francigena nel tratto italiano non è univocamente definito. Esistono in commercio e on line guide e pubblicazioni della Via Francigena, più o meno valide, che propongono versioni diverse del percorso [7].

Negli ultimi anni, il Ministero per i Beni Culturali e l’Associazione Europea delle Via Francigene, con l’ausilio delle Regioni e degli Enti locali stanno cercando di mettere ordine nella babele di interpretazioni, certificando un solo percorso dal Gran San Bernardo a Roma.

Tra il 2005 e il 2006, l’Associazione Europea delle Vie Francigene [8] ha verificato, mappato e descritto tutto il percorso pedonale della via Francigena tra il Gran San Bernardo e Roma, per una lunghezza di 945 km.

Il risultato del lavoro, pubblicato sul sito viafrancigena.eu, consiste in 304 fogli A4 scaricabili in formato pdf, dove sulla base delle Carte Tecniche Regionali in scala 1:10.000 è stato riportato dettagliatamente l’intero percorso. L’itinerario è suddiviso in 51 tappe, ognuna delle quali è descritta su schede testuali, anche queste scaricabili in formato pdf.

Su tali basi, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le regioni e gli enti locali, stimolati dall’azione concreta dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) si stanno muovendo per la verifica, la riqualificazione, la valorizzazione e la promozione dei percorsi [9].

Nell’ambito delle attività connesse al progetto Valorizzazione degli itinerari storici, culturali e religiosi della Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore, finalizzato alla promozione degli itinerari religiosi storicamente definiti e di iniziative destinate allo sviluppo di quelli esistenti, è stato avviato il progetto Cammina Francigena.

Le azioni riguardano vari interventi mirati a identificare e rendere fruibile il patrimonio culturale inteso nella sua accezione più vasta attraverso l’integrazione e la collaborazione a sistemi distribuiti ed innovativi. In particolare, le attività principali sono rivolte alla ricerca bibliografica, censimento, catalogazione, digitalizzazione e traduzione di testi e documenti del nostro patrimonio archivistico e bibliografico e alla diffusione di informazioni turistico-culturali all’interno del portale che sarà il punto di accesso unico all’ingente patrimonio informativo.

Nell’ambito del progetto interregionale Via Francigena (L. 135/01, art. 5, comma 5), di cui la Regione Toscana è capofila, nel 2009 è stato realizzato lo studio “Via Francigena. Una nuova offerta turistica italiana”(c.d.“manuale”).Questo manuale indica gli specifici interventi che l’operatore della Via Francigena deve seguire per predisporre l’offerta turistica del prodotto “Via Francigena”.

La Regione Lazio ha definito le linee di programmazione regionale con le seguenti disposizioni:

– L.R. n. 19/2006 “Disposizioni per la valorizzazione culturale, turistica e ambientale della via Francigena e degli altri itinerari culturali regionali riconosciuti da parte del Consiglio d’Europa”

– D.G.R. n. 717/2006 “L.R. n. 40/99. Approvazione criteri di priorità per l’utilizzo delle risorse riguardanti l’offerta e la promozione culturale, ambientale e turistica del patrimonio locale”,  nella quale tra i tematismi prioritari dei progetti di valorizzazione integrata viene individuata la via Francigena

– La Cabina di Regia, istituita con Decreto del Presidente della Regione Lazio n. T0456 del 12.09.2006 e composta dai Direttori delle Regionali competenti in materia di Cultura, Turismo, Ambiente e Programmazione, ha approvato nella riunione del 11.10.2006 una relazione tecnica nella quale, tra i tematismi considerati come prioritari per avviare progetti di valorizzazione del territorio laziale è stato individuato l’antico percorso della Francigena a nord e a sud di Roma. A tale scopo è stato pertanto costituito, con Atto di Organizzazione n. D 4717 del 22.12.2006, “Un gruppo di lavoro interdipartimentale per la valorizzazione dell’antico tracciato della via Francigena e supporto tecnico alla cabina di Regia della L.R. 40/99”

– Ha inserito la valorizzazione e la promozione di itinerari storico religiosi (tra i quali la via Francigena) tra gli assi prioritari della propria programmazione (Asse II  “Ambiente e prevenzione rischi” del Programma Operativo Regionale “P.O.R.” 2007 – 2013)

– Ha provveduto all’individuazione dei tracciati delle Vie Francigene nel Lazio, in attuazione delle D.G.R. 820/2007e 544/2008.Le direttrici riguardano:

  • il Lazio settentrionale (Via di Sigerico da Proceno a Roma);
  • il Lazio meridionale (lungo le direttrici Via Appia e Via Prenestina -Latina);
  • il Lazio orientale (Cammino di San Francesco da Rieti a Roma.

– Nell’autunno 2008 la società Sviluppo Lazio ha distribuito ai 17 comuni attraversati dal percorso della Via Francigena del Nord un documento commissionato dall’Area Valorizzazione del Territorio e del Patrimonio Culturale. Questo documento è costituito da un insieme di “Regole quadro”che contengono una ricognizione dettagliata del tracciato e una serie di raccomandazioni per le azioni di messa in sicurezza e valorizzazione(con relativa stima dei costi) dei circa 220 km tra percorso principale e varianti.

– Nel 2008 è stato approvato il “Piano di valorizzazione integrata della Via Francigena lungo le due direttrici meridionali”. Nel 2009 le Aree di Programmazione Integrata (L.R. 40/1999) hanno predisposto le progettazioni esecutive.

– Tra il 2009 e il 2012 sono stati progettati e realizzati gli interventi di messa in sicurezza da parte dei comuni (fondi APQ1).

 


 

[1] La Via Francigena – Una strada europea nell’Italia del Medioevo –  Le Lettere – Firenze

[2] Il prezioso manoscritto del X secolo è conservato presso la British Library di Londra. Il testo originario della cronaca recita: Adventus archiespiscopi nostri Sigeric ad Romam: primitus ad limitem beati Petri apostoli: deinde ad Sanctam Mariarn scolarn Anglorum: ad Sanctum Lauren­tium in craticula: ad Sanctum Valentinum in ponte Molui: ad Sanctam Agnes: ad Sanctum Laurentium foris murum: ad Sanctum Sebastianum: ad Sanctum Anastasium: ad Sanctum Paulum: ad Sanctum Bonefatium: ad Sanctam Savinam: ad Sanctam Mariam scolam Graecarn: ad Sanctam Ceciliam: ad Sanctum Crisogo­num: ad Sanctam Mariam Transtyberi: ad Sanctum Pancratium. Deinde reversi sunt in domum. Mane ad Sanctam Mariam rotundam: ad sanctos apostolos: ad Sanctus Johannes in Laterane. Inde reficimus cum domini apostolico Johanno: deinde ad Jerusalem: ad Sanctam Mariam majorem: ad Sanctum Petrum ad Vincula: ad Sanctum Laurentium ubi corpus ejus assatus fuit. Iste sunt submansiones de Roma usque ad mare. I Urbs Roma. Il Johannis VIIII. III Bacane. IlIl Suteria. V Furcari. VI Sce Valentine. VII Sce Flaviane. VIII Sca Cristina. IX Aquapendente. X Sce Petir in Pail. XI Abricula. XII Sce Quiric. XIII Turreiner. XIV Arbia. XV Seocine. XVI Burgenove. XVII Aelse. XVIII Sce Martin in Fosse. XIX Sce Gemiane. XX Sce Maria Glan. XXI Sce Peter Currant. XXII Sce Dionisii. XXIII Arne Blanca. XXIII Aqua Nigra. XXV Forcri. XXVI Luca. XXVII Campmaior. XXVIII –Luna. XXIX Sce Stephane. XXX Aguilla. XXXI Puntremel. XXXII Sce Benedicte. XXXIII Sce Moderanne. XXXIV Phi­lemangenur. XXXV Metane. XXXVI Sce Domnine. XXXVII Floricum. XXXVIII Placentia. XXXIX Sce Andrea. XL Sce Cristine. XLI Pamphica. XLII Tremel. XLIII Vercel. XLIV Sca Agath. XLV Everi. XLVI Publei. XLVII Agusta. XLVIII Sce Remei. XLIX Petrecastel. L Ursiores. LI Sce Maurici. LII Burbulei. LIII Vivaec. LIV Losanna. LV Urba. LVI Antifern. LVII Punterlin. LVIII Nos. LIX Bysiceon. LX Cuscei. LXI Sefui. LXII Grenant. LXIII Oisma. LXIV Blaecuile. LXV Bar. LXVI Breone. LXVII Domaniant. LXVIII Funtaine. LXIX Chateluns. LXX Rems. LXXI Corbunei. LXXII Mundlothuin. LXXIII Martinwaeth. LXXIV Duin. LXXV Atherats. LXXVI Bruwaei. LXXVII Teranburh. LXXVIII Gisne. LXXX Sumeran.

[3] Nata nel 1997 a Martigny sulla VIA FRANCIGENA svizzera, l’Association conta più di 400 aderenti di 13 Paesi in 4 continenti. AMICI della VIA

FRANCIGENA rappresentano l’unico sostegno per le numerose iniziative L’ AIVF si è fatta promotrice di un Centro di Documentazione Via Francigena europea, oltre alla costituzione di un comitato scientifico plurinazionale Via Francigena. una Rete free-francigena di accesso gratuito a musei e monumenti medievali per i pellegrini e una Rete di Siti e Monumenti sulla Via Francigena da preservare, Tutte le iniziative, rese possibili grazie al lavoro di volontariato dei membri e Amici della Via Francigena, sono pubblicate sul sito Web francigenainternational.org. L’ AIVF ha ottenuto il riconoscimento del suo progetto Via Francigena da istituzioni di quattro Paesi interessati, tra l’altro dalla Cheffe del Dipartimento dell’Interno, la signora Ruth Dreifuss, oltre ad essere stata insignita dal Premio Sancti Benedicti 2001 Rotary International..

[4] La Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore ha promosso il progetto relativo alla “Valorizzazione degli itinerari storici, culturali e religiosi”. La Via Francigena, dichiarata dal Consiglio d’Europa “Grande Itinerario Culturale”, è stata assunta come importante asse da riqualificare e promuovere nelle diverse regioni italiane. Il progetto della “Via Francigena”, e ci si riferisce al percorso nel territorio italiano, dal confine con la Svizzera a Roma, riveste un ruolo determinante in termini di recupero storico, culturale e religioso e rappresenta un modello di riferimento nell’ambito della valorizzazione degli itinerari storici, culturali e religiosi. Nell’ambito delle attività connesse a tale progetto, la Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore, ha incaricato l’azienda ItinerAria di effettuare il rilevamento dei dati cartografici e la messa a punto del percorso pedonale italiano della via Francigena.

Il principale obiettivo del “CamminaFrancigena”, che si è svolto dal 30 giugno al 30 luglio 2008, è stato il rilievo dettagliato con GPS dell’ultima versione del percorso pedonale della Via Francigena e la verifica nell’ambito della sicurezza dello stesso. Gli intenti del progetto sono  molteplici: stabilire e seguire una metodologia comune nelle linee di intervento, valorizzare le proprie risorse e competenze tecnico-scientifiche acquisite nell’ambito delle tecnologie per i beni culturali, della ricerca bibliografica ed archivistica, della catalogazione, delle applicazioni multimediali e della tecnologia digitale, incentivare nuove soluzioni ICT (Information, Communication & Tecnology) per la valorizzazione del patrimonio culturale per il marketing turistico-territoriale, rivolgere l’attenzione ai giovani Europei; diffondere la conoscenza sugli “Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa”.

 

[5] Nel 1994 è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’ Europa” e nel dicembre 2004 la Segreteria Generale del Consiglio d’Europa le ha conferito la menzione di Grande Itinerario Culturale Europeo.

[6] Nel 2008, la Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore ha promosso il progetto per la “Valorizzazione degli itinerari storici, culturali e religiosi”. Nell’ambito delle attività connesse a tale progetto, è stato effettuato il rilevamento dei dati cartografici e la messa a punto del percorso pedonale della via Francigena. Il principale obiettivo del “CamminaFrancigena“, che si è svolto dal 30 giugno al 30 luglio 2008, è stato il rilievo dettagliato con GPS dell’ultima versione del percorso pedonale della Via Francigena e la verifica di sicurezza dello stesso.

[7] Renato Stopani, “La Via Francigena. Una strada europea nell’Italia del Medioevo”, Le Lettere – Firenze; Monica d’Atti, Franco Cinti, “Guida alla Via Francigena”, I libri di Terre di Mezzo – Milano; Luciano Pisoni, Aldo Galli, “La Via Francigena”, ADLE Edizioni – Padova; Alberti – Borgianelli Spina – Fiorentini – Villani, “I sentieri lungo la Via Francigena da Siena a Roma”.

[8] Associazione di 104 comuni, province e regioni nata nel 2001 a Fidenza per valorizzare il Grande Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa.

[9] Il 18 dicembre 2008 a Roma, é stato siglato l’accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) per la valorizzazione della Via Francigena.