PRESENTAZIONE ATLANTE DEI CAMMINI D’ITALIA

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di Emanuela Biscotto

4 novembre  2017 – Sala Conferenze Palazzo Massimo – Roma

Sono passati meno di due anni da quando, in occasione dell’annuale fiera di “Fa la cosa giusta”, da un piccolo palco circondato da libri sui cammini, Paolo Piacentini, presidente di FederTrek e consulente MiBACT per i cammini, nominò per la prima volta l’Atlante dei Cammini, un’idea lanciata dal MiBACT assieme alla scelta di dedicare il 2016 proprio a questa tematica. Dal pubblico di appassionati e operatori presenti quel giorno si alzò subito un mormorio di stupore e meraviglia, forse legato anche alla scelta di utilizzare quella parola tanto evocativa “Atlante” eppur così antica in un’epoca dominata dal digitale e da una geografia fatta d’immagini più che di segni su un pezzo di carta. Quel giorno, oltre il nome, non fu svelato molto più, solo un’esortazione a tutte le Regioni e Comuni interessati a prender parte all’iniziativa attraverso l’invio di informazioni sui cammini e antiche percorrenze presenti all’interno dei loro territori.

Nei mesi a seguire sui siti e giornali di settore, il nome dell’Atlante dei Cammini è rimbalzato più volte, come punta di diamante delle azioni attivate dal Ministero per la promozione del turismo lento, ma senza mai entrare troppo nel dettaglio, senza far intuire agli interessati (in primis le associazioni di volontariato che portano avanti la promozione dei percorsi) su cosa vertesse esattamente questo “libro” e quali fossero le sue finalità, oltre alla mera mappatura e catalogazione.

Ebbene, oggi finalmente il mistero è stato sciolto e davanti a una platea di giornalisti e volti noti nel mondo del pellegrinaggio o trekking (la differenza tra le due parole è ormai minima), rappresentanti illustri del MiBACT, in primis il Ministro dei beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini, hanno illustrato quello che, alla fine dei conti, è un Atlante in formato digitale (www.camminiditalia.it), nato dalla stretta collaborazione tra Stato, Regioni e ANCI (l’associazione dei comuni) e primo importante tassello, in linea con quanto contenuto nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022, per promuovere e consolidare l’infrastruttura dei cammini italiani, come alternativa di turismo e spostamento lento (turismo slow). Un’esigenza che nasce dal basso, sulle richieste di un popolo di camminatori e turisti esperienziali che parrebbe crescere ogni anno di più (sebbene sia ancora difficile trovare dei dati certi a supporto di quest’affermazione) e che sembrerebbe invertire la tendenza dei flussi verso le grandi città d’arte a favore, invece, della riscoperta dei territori marginali ma altrettanto ricchi in termini di patrimonio, enogastronomia, natura e tradizioni.

Se guardiamo questa cartina dell’Italia in formato digitale, attraversata in lungo e in largo da linee colorate, la prima cosa che viene subito in mente, come osserva Dirigente delle Politiche del Turismo della Direzione Generale del Turismo Francesco Tapinassi, è la nota  mappa della rete della metropolitana che contraddistingue tutte le grandi Metropoli del mondo, a voler ribadire il concetto di rete, di interconnessione e movimento circolare. Certamente molto lontano dalle cartografie che formavano i vecchi Atlanti e che aiutavano, attraverso la rappresentazione di elementi fisici, l’orientamento e il riconoscimento dei luoghi. Ma, come ha tenuto a ribadire Tapinassi, si tratta di un primo avvicinamento al cammino, supportato anche schede conoscitive da integrate nel tempo, con una banca dati più ricca ma sicuramente mai esaustiva. L’Atlante dei Cammini sarà integrato con una mappatura dei Borghi (a cui è dedicato l’anno in corso), delle ciclovie e ippovie e con il catasto dei sentieri, che il Ministro Dario Franceschini ha annunciato essere in via di realizzazione con il supporto  del CAI (il Club Alpino Italiano). Uno strumento, quindi, dinamico e in costante aggiornamento, come ha tenuto a ribadire più volte il Direttore Generale del Turismo del MiBACT Francesco Palumbo, sebbene non sia stato concepito (al meno per ora) con un linguaggio “wiki” (si pensi alla diffusione e utilità del ben noto portale “wikilok”), più adatto a supportare tale visione.

Tutto sembrerebbe far pensare che il turismo lento, ultimamente citato e abusato in molti libri e articoli di giornale, e fino ad oggi retaggio solo della Spagna, stia finalmente diventando realtà (e non solo sotto forma di parola) anche nel nostro paese, ma come giustamente ha sottolineato Paolo Piacentini affinché un cammino possa continuare a vivere è necessario abbandonare le gelosie e le logiche egoistiche dei singoli (ancora molto radicate) a favore di una sinergia tra tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati. Quello che manca ancora, e che il viandante/camminatore percepisce e lamenta, è proprio il senso di comunità e di accoglienza, che non può essere un elemento sporadico, bensì una costante da ritrovare lungo tuto il tracciato. Finché mancherà questo elemento, a nostro avviso fondamentale, non ci saranno sicurezza e manutenzione, che sappiano resistere oltre il tempo del finanziamento, non ci saranno narrazione del territorio e rispetto delle sue unicità. Insomma in poche parole non potrà esserci quel turismo sostenibile cui tutti aspiriamo come la salvazione. A oggi, molto, moltissimo, viene fatto in tal senso dalle associazione di settore a carattere volontario che, solo grazie alla loro passione, riescono a far vivere molti dei cammini italiani. Forse anche loro avrebbero dovuto sedersi al tavolo di lavoro assieme a Regioni e Comuni, sicuramente avrebbero dato un valore aggiunto all’Atlante. Ma tutto si può migliorare, e come ha detto il Coordinatore Commissione Turismo e Industria Alberghiera della Conferenza delle Regioni e Province Autonome Giovanni Lolli, “quello che stiamo presentando oggi è un tassello molto importante di una strategia attraverso cui stiamo tentando di ricostruire un approccio diverso sul turismo nel nostro Paese, l’esperienza dei Cammini ha avuto il merito di esaltare lo spirito collaborativo tra il MiBACT e le Regioni in un rinnovato clima di confronto e crescita comune” e cogliendo l’esortazione del Ministro, bisogna pensare proiettandoci già al futuro, il 2019 sarà l’Anno del Turismo Sostenibile, elezioni permettendo, a noi cogliere assieme la sfida.